Aiuta di più l'economia lo spendaccione o il parsimonioso?

Nel mondo alla rovescia della macroeconomia keynesiana la virtù del singolo diventa vizio per la nazione e viceversa. Si loda chi spende tutti i suoi soldi perché la sua spesa "fa girare l'economia", si condanna chi risparmia perché "un dollaro risparmiato non circola nell'economia e risparmi più alti significano meno vendite e meno profitti per le imprese in difficoltà".

Questi sono gli effetti che si vedono. Ma quali sono gli effetti "che non si vedono"?

Ce li racconta Fredéric Bastiat con un pamphlet che ha ormai più di 150 anni (si ringrazia www.societalibera.org per la traduzione)

Certi miti sono proprio duri a morire.


Ciò che si vede e ciò che non si vede

Il Risparmio ed il lusso


di Fredéric Bastiat

Non è soltanto in materia di spese pubbliche che ciò che si vede nasconde ciò che non si vede. Lasciando nell'ombra metà dell'economia politica, questo fenomeno induce ad una falsa morale. Porta le nazioni da considerare antagonistici i loro interessi morali ed i loro interessi materiali. Nulla di più di scoraggiante e più di triste! Vedete: non ci sono padri di famiglia che non si facciano un dovere di insegnare ai loro bambini l'ordine, la sistemazione, lo spirito di conservazione, l'economia, la moderazione nelle spese. Non ci sono religioni che non tuonino contro il fasto ed il lusso. Molto bene; ma, d'altra parte, quanto sono popolari queste sentenze:


Risparmiare, è essiccare le vene del popolo.

Il lusso dei grandi fa l'agiatezza dei piccoli.

I prodighi si rovinano, ma arricchiscono lo Stato.

E' sul superfluo del ricco che germina il pane del povero.


Ecco, certamente, tra morale e sociale, una flagrante contraddizione. Quanti spiriti eminenti, dopo avere constatato il conflitto, riposano in pace! È ciò che non ho mai potuto capire: poiché mi sembra che non si possa provare nulla di più penoso che scorgere due tendenze opposte nell'umanità. Come!? L'umanità arriva al disastro con l'uno come con l'altro estremo: economa, cade nella miseria; prodiga, si danneggia nella condanna morale!


Fortunatamente i proverbi popolari mostrano sotto una falsa luce il risparmio ed il lusso, non tenendo conto che delle loro conseguenze immediate che si vedono, e non degli effetti ulteriori che non si vedono. Proviamo a correggere questa visione incompleta.


Mondor ed il fratello Ariste, che hanno diviso l'eredità paterna, hanno ciascuno cinquantamila franchi di entrate. Mondor pratica la filantropia alla moda. È ciò che si dice un ammazzasoldi. Rinnova i suoi mobili molte volte all'anno, cambia il suo equipaggiamento tutti i mesi; si citano i metodi abili ai quali fa ricorso per finirlo prima: in breve, fa appassire i viveurs di Balzac e di Alexandre Dumas. Così, bisogna sentire il concerto di elogi che lo circonda sempre! "Parlateci di Mondor! viva Mondor! È il benefattore dell'operaio; è la provvidenza del popolo. In verità, si sprofonda nelle orgie, inzacchera i passanti; la sua dignità e la dignità umana ne soffrono un poco... Ma, bah, se non si rende utile per sé, si rende utile con la sua fortuna. Fa circolare il denaro; la sua corte non si svuota mai dei fornitori, che si ritirano sempre soddisfatti. Non dice che se l'oro è rotondo, è perché rotola?"


Ariste ha adottato un piano di vita ben diverso. Se non è un egoista, è almeno un individualista, poiché riflette sulle sue spese, ricerca solo piaceri moderati e ragionevoli, pensa al futuro dei suoi bambini, e, per dire la parola, economizza. E bisogna sentire ciò che dice di lui il popolo! "A che è buono questo cattivo ricco, questo spilorcio? Certamente, c'è qualcosa di forte e di toccante nella semplicità della sua vita; è del resto umano, benevolo, generoso, ma egli calcola. Non sciupa tutti i suoi redditi. Il suo palazzo non è incessantemente splendido di luci e turbinante di ospiti. Quale riconoscimento si acquisisce fra i tappezzieri, i carrozzai, i commercianti di cavalli ed i pasticceri?"

Questi giudizi, disastrosi per la morale, sono fondati su una cosa che colpisce gli occhi: la spesa del prodigo; ed un'altra che si nasconde: la spesa uguale ed anche superiore dell'economo. Ma le cose sono state così ammirevolmente sistemate dall'inventore divino dell'ordine sociale, che in questo, come in tutto, l'economia politica e la morale, lungi da urtarsi, vanno d'accordo, e che la saggezza di Ariste è non soltanto più degna, ma anche più vantaggiosa della pazzia di Mondor. E quando dico più vantaggioso, non intendo dire soltanto vantaggioso ad Ariste, o alla società in generale, ma più vantaggiosa per gli operai attuali, all'industria del momento.


Per provarlo, basta mettere sotto l'occhio dello spirito le conseguenze nascoste delle azioni umane che l'occhio del corpo non vede. Si, la prodigalità di Mondor ha effetti visibili a tutti gli sguardi: ciascuno può vedere le sue berline, i suoi landau, i sui phaétons, le graziose vernici dei suoi soffitti, i suoi tappeti ricchi, lo splendore che scaturisce dal suo hotel. Ciascuno sa che i suoi purosangue corrono sul turf. I pranzi che dà all'Hotel de Paris fermano la folla sul boulevard, e ci si dice: ecco un uomo coraggioso, che, lontano risparmiare qualcosa dei suoi redditi, intacca probabilmente il suo capitale. È queello che si vede.


Non è così facile vedere, dal punto di vista dell'interesse dei lavoratori, ciò che diventano i redditi di Ariste. Seguiamo la traccia, tuttavia, e ci assicureremo che tutti, fino all'ultimo obolo, fanno lavoraredegli operai, quasi certamente come i redditi di Mondor. C'è soltanto questa differenza: la folle spesa di Mondor è condannata a diminuire continuamente ed incontrare una fine necessaria; la spesa prudente di Ariste andrà crescendo di anno in anno. Ed è così, certamente, che l'interesse pubblico si trova in accordo con la morale.


Ariste spende, per lui e la sua casa, ventimila franchi all'anno. Se ciò non bastasse alla sua felicità, non meriterebbe il nome di saggio. Egli è toccato dei mali che pesano sulle classi povere; si crede, in coscienza, obbligato a portare qualche sollievo e consacra diecimila franchi ad atti di beneficenza. Fra i commercianti, i fabbricanti, gli agricoltori, ha amici temporaneamente in difficoltà. Si informa della loro situazione, per loro venire in aiuto con prudenza ed efficacia, e destina a quest'opera ancora diecimila franchi. Infine, non dimentica che ha figlie da dotare, dei figli ai quali deve garantire un futuro, e, di conseguenza, si impone di risparmiare e di mettere da parte tutti gli anni diecimila franchi.


Ecco dunque l'impiego dei suoi redditi.


1° Spese personali 20.000 F


2° Beneficenza 10.000 F


3° Servizi d'amicizia 10.000 F


4° Risparmio 10.000 F



Riprendiamo ciascuno di questi capitoli, e vedremo che nulla sfugge al lavoro nazionale.
1° Spesa personale. Questa, quanto agli operai e fornitori, ha effetti assolutamente identici ad una spesa uguale fatta da Mondor. Ciò è ovvio per sé; non ne parliamo più.
2° Beneficenza. I diecimila franchi destinati a questo alimenteranno ugualmente l'industria; giungono al panettiere, al macellaio, al commerciante di vestiti e di mobili. Soltanto il pane, la carne, gli abiti, non servono direttamente a Ariste, ma a quelli che gli si sono sostituiti. Ma, questa semplice sostituzione di un consumatore ad un altro non influisce affatto sull'industria generale. Che Ariste spenda cento soldi o che preghi un infelice di spenderli al suo posto, è uguale.
3° Servizi d'amicizia. L'amico a cui Ariste presta o dona diecimila franchi non li riceve per nasconderli; ciò ripugna all'ipotesi. Se ne serve a pagare merci o debiti. Nel primo caso, l'industria è incoraggiata. Si oserà dire che debba più guadagnare all'acquisto da parte di Mondor di un puro-sangue da diecimila franchi che all'acquisto da parte di Ariste o il suo amico di diecimila franchi di tessuti? Mentre se quella somma serve a pagare un debito, tutto ciò che ne risulta, è che appare un terzo personaggio, il creditore, che avrà i diecimila franchi, ma che certamente li userà per il suo commercio, la sua fabbrica, o il suo impiego. È un intermediario di più tra Ariste e gli operai. I nomi propri cambiano, la spesa resta e l'incoraggiamento all'industria anche.
4° Risparmio. Restano i diecimila franchi salvati; ed è qui che dal punto di vista dell'incoraggiamento alle arti, all'industria, al lavoro, agli operai, Mondor sembra molto superiore a Ariste, sebbene, dal punto di vista morale, Ariste si mostri un poco superiore a Mondor.

Non è mai senza un disagio fisico, che va fino alla sofferenza, che io vedo l'apparire di tali contraddizioni tra le grandi leggi della natura. Se l'umanità fosse ridotta a scegliere tra due parti, delle quali una ferisce i suoi interessi e l'altra la sua coscienza, ci rimarrebbe soltanto da disperare del suo futuro. Fortunatamente ne non è così. E, per vedere Ariste riprendere la sua superiorità economica, come la sua superiorità morale, basta comprendere questo consolante assioma, che ne non è meno vero, benché abbia un aspetto paradossale: risparmiare, è spendere.

Quale è lo scopo di Ariste, economizzando diecimila franchi? È forse di nascondere duemila pezzi da cento soldi in un nascondiglio del suo giardino? No certamente, egli intende accrescere il suo capitale ed il suo reddito. Di conseguenza, questo denaro che non usa a comperare terre, una casa, rendite sullo Stato, azioni industriali, lo mette presso o un commerciante o un banchiere. Seguite i denari in tutte quest'ipotesi, e vi convincerete che, con l'intermediazione di venditori o di mutuatari, alimenteranno lavoro ugualmente come se Ariste, seguendo l'esempio del fratello, li avesse scambiati con mobili, gioielli e cavalli.


Poiché, quando Ariste compera per 10.000 F di terre o di entrate, è determinato dalla considerazione che non ha necessità di spendere quella somma, poiché è ciò di cui gli avete fatto un'obiezione. Ma, allo stesso modo, quello che gli vende la terra o le rendite è determinato dalla considerazione che ha necessità di spendere i diecimila franchi in un modo qualunque. Cosicché la spesa si realizza, in tutti i casi, o da parte di Ariste o da parte di quelli che si sostituiscono a lui.


Dal punto di vista della classe operaia, dell'incoraggiamento al lavoro, c'è dunque, tra la condotta di Ariste e quella di Mondor, soltanto una differenza; essendo la spesa di Mondor direttamente compiuta da lui, ed intorno a lui, la si vede; quella di Ariste, che si realizza in parte per mezzo di intermediari ed alla lontana, non la si vede. Ma, di fatto, e per chi sappia collegare gli effetti alle cause, quella che non si vede è certa così come quella che si vede. Ciò che lo prova, è che nei due casi i denari circolano, e che ne non rimangono tanto nella cassaforte del saggio che in quella del dissipatore. È dunque falso dire che il risparmio faccia un torto attuale all'industria. Sotto questo punto di vista, è beneficente quanto il lusso. Ma di quanto non gli è superiore, se il pensiero, anziché fermarsi all'ora che fugge, prende in considerazione il lungo periodo!


Dieci anni sono passati. Cosa sono divenuti Mondor e la sua fortuna, e la sua grande popolarità? Tutto ciò è sparito, Mondor è rovinato; lungi dal gettare sessantamila franchi, tutti gli anni, nel corpo sociale, gli è forse passato a carico. In ogni caso, non fa più la gioia dei suoi fornitori, non conta più come promotore delle arti e dell'industria, non è buono a nulla per gli operai, come pure per la sua discendenza, che lascia nell'emergenza.


Al termine degli stessi dieci anni, non soltanto Ariste continua a mettere in circolazione tutti i suoi redditi, ma vi mette redditi crescenti di anno in anno. Amplia il capitale nazionale, cioè il fondo che alimenta il salario, e poiché è dall'importanza di questo fondo che dipende la domanda di lavoro, contribuisce ad aumentare gradualmente la retribuzione della classe operaia. Quando muore, lascia bambini che ha messo in grado di sostituirlo nella sua opera di progresso e di civilizzazione.


Sotto il punto di vista morale, la superiorità del risparmio sul lusso è innegabile. È consolante pensare che sia lo stesso dal punto di vista economico, per chiunque non si fermi agli effetti immediati dei fenomeni, ma sappia spingere la sua indagine fino ai loro effetti definitivi


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