Hayek sulla concorrenza

Questo modello di concorrenza perfetta si basa su fatti che esistono solo in qualche settore della vita economica, e su fatti che in molti altri settori non si possono creare a piacere, e che talvolta non sarebbe nemmeno auspicabile creare. L’assunto su cui si basa il modello di concorrenza perfetta è che ogni bene e servizio possono essere forniti al consumatore con glis tessi costi da molti produttori, con il risultato che nessuno di essi può determinare deliberatamente i prezzi, perché se cercasse di far pagare una cifra superiore al costo marginale sarebbe interesse degli altri metterlo fuori mercato. Questa situazione ideale in cui è dato il prezzo per ogni competitore e in cui il suo interesse lo spinge ad aumentare la produzione fino a che il prezzo eguaglia il costo marginale, venne identificata con il modello stesso, e impiegata per valutare i risultati conseguiti dalla concorrenza nel mondo reale.

È vero che, se si potesse produrre una tale situazione, sarebbe auspicabile che la produzione di ogni articolo si estendesse al punto in cui i prezzi eguagliassero i costi marginali, perché in caso contario un ulteriore aumento della produzione del determinato bene significherebbe che i fattori di produzione richiesti sarebbero usati in modo più produttivo altrove. Questo non significa, tuttavia, che quando si deve usare la concorrenza per scoprire che cosa vuole e sa fare la gente, si sia anche in grado di giungere allo stato ideale, e che i risultati della concorrenza «imperfetta» non siano preferibili alle condizioni che si possono creare con altri metodi quali, ad esempio, una programmazione statale.

Evidentemente non è né auspicabile né possibile che ogni bene o servizio significativamente diverso dagli altri sia fornito da un gran numero di produttori, o che vi sia sempre un notevole numero di produttori in grado di produrre ogni cosa agli stessi costi. Di norma, esisterà in ogni dato momento non soltanto un livello ottimale dell’unità produttiva al di sopra e al di sotto del quale i costi aumenteranno, ma anche i vantaggi della specializzazione, dell’ubicazione, della tradizione ecc., che soltanto alcune imprese possiederanno. Di solito poche imprese (o forse soltanto una) sono in grado di fornire la quantità vendibile di un dato bene a prezzi che cprano i costi e siano inferiori a quelli di qualsiasi altra ditta. In questo caso, alcune imprese (o una sola) non avranno bisogno di abbassare i prezzi al costo marginale, o di produrre quantità tali da essere vendute soltanto al prezzo che copra appena i costi marginali.L’interesse spingerà l’impresa unicamente a mantenere i prezzi sotto al livello ac ui nuovi produttori sarebbero tentati ad entrare sul mercato. In questo intervallo di tempo tali imprese sarebbero libere di agire da monopolisti e fissare i prezzi (o le quantità di merce prodotta) al livello che renderà loro maggiormente, e che è limitato soltanto dalla considerazione di dover mantenere i prezzi sufficientemente bassi da escludere gli altri.

In tutti questi casi un dittatore onniscente potrebbe migliorare l’uso delle risorse disponibili, obbligando le imprese ad espandere la loro produzione finché i prezzi cprano appena i costi marginali. Secondo questo standard, applicato comunemente da alcuni teorici, molti dei mercati esistenti sono certamente molto «imperfetti». Tuttavia, per problemi pratici questo standard è completamente irrilevante, perché non si basa su un paragone con una condizione raggiungibile con procedimenti noti, ma con condizioni raggiungibili solo se certi fatti che non possiamo modificare fossero diversi da come sono in realtà. Usare come standard per misurare i risultati della concorrenza gli ipotetici arrangiamenti fatti da un dittatore onniscente sembra naturale all’economista la cui analisi procede sull’assunto fittizio che egli conosce tutti i fatti che determinato l’ordine di mercato. Non fornisce però un test valido applicabile significativamente ai risultati di una politica reale. Il test non dovrebbe essere rappresentato dalla misura del grado di accostamento ad un risultato irrangiungibile, ma dovrebbe permettere di vedere se i risultati di una data politica sono migliori o peggiori dei risultati ottenibili con altri procedimenti. Il vero problema è come si può aumentare l’efficienza oltre il livello preesistente, non quanto ci si può avvicinare a quello auspicabile se i fatti fossero diversi.

In altre parole , lo standard per giudicare i risultati della concorrenza non deve essere costituito da quel che farebbe chi avesse una conoscenza completa di tutti i fatti, ma dalla probabilità, che soltanto la concorrenza può assicurare, che i diversi beni saranno forniti da coloro che producono una quantità di ciò che gli altri desiderano maggiore rispetto a quella che avrebbero prodotto in un regime di non concorrenza.

Friedrich A. Hayek Legge, legislazione e libertà


A proposito di citazioni

Tratto da NoisefromAmerika

"non è solo una manovra per stabilizzare i nostri conti. È qualcosa di più, la correzione di una tendenza storica: meno spesa pubblica; meno enti inutili; meno spese inutili; meno abuso dei soldi pubblici; meno evasione fiscale". [...] Per la ricerca e per l'università, se configurate come reale investimento sul futuro, può essere fatta una politica diversa. [...]" "Questa volta - dice il ministro - non ci saranno altri a pagare per noi, saremo noi a dover pagare per noi e con gli interessi. Per decenni, in Europa, in Italia, drogati dal debito pubblico si è pensato che la politica fosse indipendente dai numeri, che la politica venisse prima dei numeri. E questi poi - i numeri - più o meno taroccati, ma ora è l'opposto: i numeri vengono prima della politica ed è la politica che deve adattarsi ai numeri"


Giulio Tremonti, estate 2010 dopo l'approvazione di un'altra manovra correttiva che doveva stabilizzare i conti....

Indovina chi l'ha detto...

Segnalato da usemlab

“Il fatto che oggi siamo qui a dibattere se aumentare il tetto del debito degli Stati Uniti è il segno del fallimento della nostra leadership [..] è il segno che il governo degli Stati Uniti non può pagare le proprie bollette. E’ il segno che ora dobbiamo dipendere dall’assistenza finanziaria che i paesi stranieri ci daranno per finanziare le spregiudicate politiche fiscali del nostro governo. ... Leadership significa che “lo scaricabarile finisce qui”. Invece Washington sta trasferendo il carico delle sue cattive scelte di oggi sulle spalle dei nostri figli e nipoti. L’America ha un debito ed una mancanza di leadership. Gli Americani meritano di meglio. Per questi motivi intendo oppormi alla proposta di alzare il tetto del debito degli Stati Uniti"

Barack Obama - Marzo 2006


Lo stipendio dei parlamentari: una proposta

In questi giorni di approvazione della manovra finanziaria si è parlato spesso di tagliare “lo stipendio” ai parlamentari per adeguarlo, durante la prossima legislatura, alla media europea. Nei fatti poi questo non è avvenuto perchè all’ultimo momento sono stati inseriti degli emendamenti che hanno modificato il decreto e lo hanno, in un certo senso, neutralizzato.

Ma se ci chiedessimo qual è il “giusto” stipendio per un parlamentare quale potrebbe essere una risposta valida? Nel mercato libero, ci ricorda Mises, «il valore del salario di ciascuna attività si determina a quel livello tale per cui tutti gli imprenditori disposti a pagare un determinato salario riescono a trovare tutti i dipendenti di cui necessitano, e tale per cui tutte le persone in cerca di lavoro trovano occupazione a quel determinato salario».

In pratica vi è uno stretto legame tra produttività del lavoro ed il salario pagato dagli imprenditori. Nella politica però non c’è domanda ed offerta e sono gli stessi politici a scegliere il loro stipendio, come fare dunque, attraverso la regolamentazione, a simulare in qualche modo il mercato?

È abbastanza ragionevole pensare, ad esempio, che lo scopo dei nostri politici debba essere quello di aumentare il reddito degli italiani: una “buon” governo dovrebbe fare in modo che il paese cresca e che a fine legislatura “si stia meglio” che all’inizio, no?

Questa tabella, elaborata dall’Istat, mostra la distribuzione dei redditi in Italia per gli anni 2005 e 2006 e possiamo utilizzarla come base per calcolare un possibile livello degli stipendi dei parlamentari che li incentivi a perseguire questo scopo.

Nella seconda riga leggiamo che al percentile n.10 corrisponde un reddito nel 2005 di 8340€ e nel 2006 di 8636€. Cosa significa? Che nel 2005 il 10% degli italiani percepiva un reddito netto inferiore a 8340€ mentre nel 2006 questa soglia si era alzata a 8636€.

Possiamo leggere la tabella in maniera opposta e dire che se al percentile 90 leggiamo per il 2006 un valore di 53280€ allora significa che il 10% della popolazione ha ricevuto un reddito superiore a quella cifra.

Se sommiamo i valori dei percentili 10 e 90 per il 2006 otteniamo 61916€, circa 5160€ al mese, un valore leggermente inferiore alla media europea (5339€/mese) ma che potrebbe rappresentare uno stipendio ragionevole per un parlamentare. Dopotutto sono anni che il nostro paese cresce meno del resto dell’Europa e quindi non si capisce perchè i nostri deputati e senatori debbano guadagnare più della media europea.

Se utilizzassimo questa regola per fissa lo stipendio dei nostri parlamentari non solo sarebbero incentivati promuovere riforme che rilanciano la crescita economica e che quindi fanno aumentare i redditi di tutte le fasce della popolazione, ma anche a farlo il più presto possibile, per poterne godere più a lungo.

Volete guadagnare di più? Fate queste benedette riforme e permettete al paese di crescere.


Se non ora... quando?

In questi giorni di “attacco” all’Italia, da più parti si è lanciato l’appello per un governo di unità nazionale o alternativamente per un governo tecnico, che si faccia carico di riforme impopolari, riduca la spesa pubblica e tranquillizzi i mercati prima che la “speculazione” ci colpisca ancora più duramente. L’idea è che un governo politico “normale” non potrebbe mai approvare questi provvedimenti perchè correrebbe il rischio, assai concreto, di trovarsi poi punito in una consultazione elettorale successiva.
Ora, che un governo “di responsabilità nazionale”, formato dagli stessi personaggi che negli ultimi anni hanno sfruttato i bassi tassi di interesse sul debito concessi dall’ingresso nell’euro non per risanare i conti pubblici ma per dilatare ulteriormente la spesa, riesca ora a fare le tanto agognate “riforme”, mi sembra tanto un wishful thinking degno di quello dei liberali che si ostinano ad appoggiare il Pdl e sognare una “rivoluzione liberale” nonostante 17 anni di delusioni e prese in giro.
Questi politicanti, che tanto bene hanno saputo “vivere alle spalle di tutti gli altri”, parafrasando Bastiat, non solo non hanno la volontà ma nemmeno le competenze per salvare questo paese dal baratro in cui l’hanno cacciato.
La soluzione è un governo tecnico quindi? Magari nominato dal Presidente della Repubblica ed appoggiato esternamente da tutte le forze politiche?
L’idea di un governo degli ottimati o di un dittatore illuminato che, come Cincinnato, lasci il suo orticello per salvare la Patria e poi se ne torni a casa finito il lavoro è tanto romantica quanto ingenua. Nessun governo sarà mai solo “tecnico” - nel decidere la direzione verso la quale indirizzare le riforme, si compie necessariamente una scelta politica - ed è bene che gli elettori siano consapevoli di quali idee politiche siano promotori. Vi fidereste poi voi di “tecnici” che fino a qualche anno fa dicevano di non preoccuparsi del debito pubblico perchè non ve ne era motivo? Oppure che dichiaravano che l’Italia avrebbe “sofferto meno” degli altri e ne sarebbe uscita prima? Io no! Senza contare i “tecnici” che arrivano direttamente dai Consigli di Amministrazione delle grandi banche d’affari, faranno gli interessi degli Italiani o dei loro ex datori di lavoro?
Perchè le riforme funzionino bisogna che a decidere di farle siano, in primo luogo, gli italiani. Serve quindi che siano raccolte ed organizzate in un programma chiaro, preciso, ben articolato ed in un certo senso rivoluzionario.
Una norma della Costituzione afferma che i rappresentanti eletti non hanno vincolo di mandato. Questa volta abbiamo invece bisogno di persone che siano vincolate (volontariamente) al programma che sono tenuti a realizzare per poi mettersi da parte. Perché? Per evitare le tentazioni di cui è stata vittima la Lega ad esempio, che da formazione politica di rottura e rivoluzionaria si è trasformata in un poltronificio: Roma sarà anche ladrona ma è tanto comoda la poltrona!
Un programma preciso quindi, ma quale? E soprattutto perchè la gente dovrebbe votare per un movimento politico che vuole attuare riforme che tutti giudicano impopolari?
Ritengo che un messaggio di libertà possa essere ancora oggi politicamente vincente, ma solo se a due condizioni:
  • Liberarsi da tutti (e intendo proprio tutti) quei personaggi che negli ultimi 17 anni hanno sventolato in pubblico la bandiera della libertà per poi servire interessi corporativi. Piazza pulita delle vecchie facce, solo gente nuova
  • Il processo di liberalizzazione deve essere generale e colpire tutte le corporazioni: è più facile accettare di perdere dei privilegi se anche tutti gli altri li perdono.
Allo stesso modo una riduzione sostanziale delle spesa pubblica può essere non solo accettata ma anche accolta con favore se:
  • I primi a subire i tagli sono i politici. Diminuire il numero di deputati e senatori, eliminare pensioni e vitalizi vecchi e nuovi, i rimborsi elettorale e legare gli stipendi di parlamentari, consiglieri regionali, etc. al reddito procapite: se l’Italia cresce anche il parlamentare prende di più, in caso contrario gli si riduce lo stipendio. E i cosiddetti diritti acquisiti? Se si toccano i diritti acquisiti di milioni di pensionati non vedo perché quelli dei parlamentari debbano essere considerati sacri ed inviolabili.
  • Vengono eliminati tutti quegli enti inutili che servono soltanto a garantire un cadreghino agli “amici degli amici” come le province, le comunità montane, quelle collinari, etc. Vengono accorpati, perlomeno per quanto riguarda l’amministrazione, i comuni al di sotto dei 5000 abitanti.
  • Si evitano, per quanto possibile, i tagli a tutte quei servizi forniti dallo Stato che sono considerati “essenziali”, in primis sanità ed istruzione. Piuttosto facciamo prima rientrare tutti i nostri soldati impegnati in “missioni di pace” in giro per il mondo.
  • Si riducono le tasse, specialmente quelle che gravano su imprese e lavoratori
Le cose da fare certamente molte non possono essere riassunte in poche righe (ne ho sicuramente dimenticate molte). Deve però essere chiaro lo spirito che le deve animare, lo spirito che permea le opere di Locke, Bastiat, Spencer ed Hayek: meno Stato, più libertà.

La guerra delle valute

Le banche centrali mondiali fanno a gara a chi distrugge per prima la propria moneta.



Altro che super Yen!

IL PIU GRANDE CRIMINE (dare una penna a Barnard)

IL PIU GRANDE CRIMINE

(farti parlare?) di Paolo Barnard

Chi è Paolo Barnard? Vediamo cosa ci dice il suo sito.

«Sono un giornalista, o forse lo sono stato, e come tale ho lavorato per innumerevoli testate nazionali fra quotidiani e periodici, come La Stampa, Il Manifesto, Il Corriere della Sera, Il Mattino, Il Secolo di Genova, La Repubblica, La Voce di Montanelli, Il Sabato, Chorus, Oggi, Avvenimenti e altri. Per la televisione in RAI con Samarcanda di Santoro durante la Guerra del Golfo (1991) e con Report per dieci anni. Per riviste di cultura come Micromega, Altrove, Golem del Sole 24 Ore, e per agenzie di stampa e testate online. Mi sono occupato soprattutto di politica estera. Mai assunto, mai contrattualizzato.»

Un giornalista di inchiesta, con molta esperienza che oggi ci guida alla scoperta del “più grande crimine della storia dell’umanità”. Il crimine è aver dato una penna a certa gente, aggiungo io.

«Questo saggio vi parla del più grande crimine in Occidente dal secondo dopoguerra a oggi. Milioni di esseri umani e per generazioni furono fatti soffrire e ancora soffriranno per nulla. I dettagli e l’ampiezza della loro sofferenza sono impossibili da rendere in parole. Soffrirono e soffriranno per una decisione che fu presa a tavolino da pochi spregiudicati criminali, assistiti dai loro sicari intellettuali e politici. Essi sono all’opera ora, mentre leggete, e il piano di spoliazione delle nostre vite va intensificandosi giorno dopo giorno, anno dopo anno.»

Ho un dejà vu

«Che questo sistema è una gigantesca frode per impadronirsi del lavoro e della vita delle persone, oltre che della loro ricchezza. Una frode alla quale i governi ed i parlamenti fanno da manutengoli, soprattutto in Italia. Una frode che non colpisce solo nel patrimonio e nel lavoro ma ancor più nelle libertà»

L’ultimo pezzo l’ho preso dall’introduzione di Euroschiavi, vero e proprio manualetto divulgativo sul “signoraggio” scritto da Antonio MiClavez e Marco Dalla Luna. Delle stupidaggini della tesi signoraggista abbiamo già parlato in questo sito diffusamente. Barnard segue la stessa strada?

Parrebbe di no.

«Gli ingredienti usati per architettare questo abominio sono stati la manipolazione di massa e del consenso politico, la castrazione della spesa a deficit dello Stato, l’uso della moneta, la deflazione dei mercati, e in particolare i falsi dogmi sul debito e sull’inflazione. E non è il ‘complotto del signoraggio’. C’è ben altro, qualcosa di immensamente più grave.»

E’ molto… molto peggio.

Vediamo brevemente le “tesi” di Barnard

Moneta sovrana e moneta non sovrana

«La moneta sovrana come dollaro o sterlina è sempre emessa, quindi inventata dal nulla, dallo Stato che la possiede: quello Stato origina la moneta, e i suoi cittadini possono solo usarla, guadagnandola o prendendola in prestito. L’euro invece non è moneta sovrana perché nessuno Stato europeo ne è il proprietario, ed è invece emesso da un sistema di banche centrali, sempre inventandolo dal nulla. Esso non è originato da nessuno degli Stati dell’Unione Europea, quindi l’euro non è né degli Stati né dei cittadini, e sia gli Stati che i cittadini possono solo usarlo prendendolo in prestito o guadagnandoselo. Questa cruciale differenza è anche all’origine della catastrofe finanziaria europea, un crimine architettato a tavolino anch’esso. Capirete poi»

Il pensiero è un confuso ma sembra di capire che per Barnard lo Stato, se possiede questa “moneta sovrana” se la può stampare a piacimento. In realtà nei paesi citati non funziona esattamente così ma per il momento sorvoliamo. Ecco però come continua:

«Annotate anche quanto segue, che spiegherò meglio dopo: poiché la moneta sovrana è sempre originata dallo Stato, che se la inventa di sana pianta, quello Stato può darla o sottrarla a piacimento e non ne rimarrà mai senza. Non può esaurire la propria moneta, dunque il suo debito è un falso problema»

Nel senso che se lo Stato ha la stampante magica può anche “emettere” tutta la moneta che gli serve per pagare il debito pubblico? Questo sarebbe un “falso problema” ?

Moneta pubbliche e moneta private

Perché accettiamo la moneta “sovrana” ?

«Lo Stato, in cambio della sua moneta, ci deve il nostro diritto di saldare tutto ciò che gli dobbiamo usando quella stessa moneta. Solo questo. Si potrebbe obiettare che in ciò lo Stato è tiranno, perché in effetti si inventa una sua moneta, obbliga i cittadini a lavorare per ottenerla col solo scopo di potersi poi liberare delle imposte che lo stesso Stato gli impone. Cioè lo Stato appioppa a ogni singolo cittadino un ‘peccato originale’ (le tasse da pagare) e lo costringe a usare la sua moneta per liberarsi da quel ‘peccato’. »

…e tanti saluti alla moneta come mezzo di scambio.

«Ma non è solo arbitrarietà. Pensateci bene: se non ci fosse questo sistema, chi mai lavorerebbe per il settore pubblico, cioè statale? Pochissimi. Perché i privati potrebbero inventarsi altre monete in concorrenza con quelle dello Stato, e in virtù dei maggiori profitti promettere poi maggiori vantaggi ai cittadini, per cui quasi nessuno finirebbe a lavorare per il settore pubblico e lo Stato medesimo cesserebbe di esistere»

Quindi Barnard fammi capire. Se un “signorotto” si inventa una moneta dal nulla e non mi obbliga ad usarla tramite l’imposizione di tasse è male, mentre se lo fa lo Stato è bene, perché altrimenti…

«sarebbe il trionfo dei signorotti locali in stile feudale, cioè nascerebbero veri e propri Stati privati con monete private entro lo Stato. Un caos. Ma si badi bene che in virtù degli stessi principi enunciati, anche le eventuali monete private perderebbero ogni valore se non fossero riconosciute come valide per pagare le inevitabili tasse all’interno di quei mini Stati privati.»

Il mini Stato privato! Orrore degli orrori!

Il debito dello Stato è ricchezza

Il “saggio” a questo punto diventa puro delirio…

«La BC, proprio in virtù del fatto che in questo caso può inventarsi il denaro, ha facoltà di accreditare tutte le riserve bancarie che vuole, e questo di conseguenza permette al governo di spendere quanto vuole, creando ricchezza fra i cittadini e aziende. Cosa significa “creando ricchezza fra i cittadini”? Ricordate che in precedenza avevo sostenuto che la spesa a debito dello Stato a moneta sovrana NON è il debito dei cittadini, bensì la loro ricchezza? Eccovi i dettagli.
Il governo a moneta sovrana è l’unica entità esistente che può creare ricchezza al netto nella società o sottrarla. La crea quando spende appunto, e la sottrae quando tassa.
»

Quindi George W. Bush che ha ridotto le tasse negli USA ed aumentato enormemente il debito pubblico ha creato ricchezza e prosperità (…e siccome erano troppe le ha anche esportate in Medioriente)! Ah dimenticavo! Voi privati cittadini che magari vi dannate di lavoro per produrre qualcosa sappiate che non producete ricchezza! Al massimo la rubate a qualcun altro. Solo lo Stato può produrre ricchezza, perché stampa denaro.

«E di conseguenza se il governo in questione spende acquistando più di quanto incassa, cioè se versa più denaro al netto fra i cittadini di quanto gliene tolga con le tasse (se spende a deficit), questo arricchisce la società. Cosa avete appena letto? Avete letto proprio che il governo a moneta sovrana che spende a deficit, cioè che spende a debito, crea ricchezza nella comunità. Ecco dimostrato che il debito cosiddetto pubblico non è affatto il debito dei cittadini, anzi, il contrario. Si può infatti affermare che esso è ciò che noi cittadini intaschiamo, non ciò che noi cittadini dobbiamo a qualcuno. Tenete questo a mente, più avanti vi spiegherà moltissime cose. »

Oh guarda Barnard, questo spiega tantissime cose….

«Inoltre, la conseguenza logica della sopraccitata equazione secondo cui PIU’ IL GOVERNO A MONETA SOVRANA SPENDE A DEFICIT, PIU’ ARRICCHISCE I CITTADINI sarà che se il governo decide di eliminare o pareggiare il deficit (o il debito), esso cesserà automaticamente l’arricchimento dei cittadini. Questo concetto è di importanza centrale per comprendere l’economia moderna. »

Sento un coro che piano piano sale di tono: Mu-ga-be! Mu-ga-be! Mu-ga-be!

E l'inflazione?

Azz… avevamo dimenticato l’inflazione dei prezzi. Dovremmo preoccuparci?

«Se il denaro aumenta e non aumentano parallelamente anche i prodotti sul mercato, allora si ha inflazione (il mercato offre troppi soldi per troppi pochi prodotti, nda). Questo può succedere, ma è dimostrato che non ...fa danni, poiché anche se i prezzi salgono un poco, il beneficio per la collettività di avere meno disoccupati è assai superiore. »

Vai Robert sei tutti noi, accogli Barnard nelle tue lande opulente….

Ma se tassando elimini ricchezza perché lo Stato tassa? Ovvero….

A cosa servono le tasse?


«Chiedete a chiunque la seguente cosa: “A cosa servono le tasse?”. La risposta sarà invariabilmente “A dare denaro allo Stato per il suo funzionamento”. Non è forse vero che è dalle tasse che lo Stato ricava la spesa per la sanità, scuole, infrastrutture o pensioni? L’allungamento dell’età pensionabile non è forse giustificato dalla necessità di raccogliere maggior fondi per la previdenza sociale?

La risposta è no, un secco e chiaro no se lo Stato è a moneta sovrana, come gli USA, la Svezia o il Giappone e l’Italia prima del 2002. Un secco sì per i 16 Paesi dell’eurozona, purtroppo, ma solo da poco. Milioni di adulti italiani non hanno mai saputo che le loro tasse non sono mai servite allo Stato per spendere. »

Ohibò ed allora a cosa servivano?


«Ma allora, perché diavolo uno Stato come gli USA o la GB tassano? Perché Roma tassava prima del 2002? Le ragioni erano e rimangono quattro, di cui una merita un approfondimento, ma vediamole. Lo Stato a moneta sovrana tassa per:


1) tenere a freno il potere economico dei ricchi (non quello della gente comune). Infatti uno dei pochi mezzi che lo Stato ha per impedire alle oligarchie private di divenire immensamente ricche e quindi di spodestare lo Stato stesso è di tassarle. Lo fa troppo poco? Dipende dalle opinioni, ma questo è.
»


Però io avevo capito che creando denaro si creava ricchezza e tassando si distruggeva ricchezza. Quindi perché togliere ricchezza ai ricchi e non stampare denaro da distribuire ai poveri? Così diventiamo tutti ricchissimi!


«2) limitare l’inflazione. Si è detto che: inflazione = troppo denaro in giro e troppi pochi prodotti. Se ciò accade, lo Stato tassa, si riprende i suoi soldi elargiti spendendo, e drena così l’allagamento di denaro per contenere l’inflazione. »

Eh no! Mi avevi assicurato che l’inflazione non era un problema!


«3) scoraggiare o incoraggiare taluni comportamenti. Si tassa l’alcool, il fumo, o l’inquinamento, e si detassano le beneficienze o le ristrutturazioni, ecc. »

E’ tassato anche il pane (l’IVA). Vuoi dire che lo fanno per scoraggiare il consumo di panini?

«4) imporre ai cittadini l’uso della sua moneta sovrana. E’ l’unico modo. »

Senza tasse non usiamo la moneta dello Stato, che stampata a volontà di rende ricchi. Ma le tasse ci tolgono ricchezza. Dubbio amletico. Ma se usare la moneta sovrana ci rende ricchi e le tasse sono solo una limitazione a questa ricchezza, non dovremmo capire da soli che dobbiamo usare la moneta sovrana senza fare troppe storie? Ai posteri l’ardua sentenza.

Un impegno preciso: più lavoro per tutti!

Barnard è andato a scuola dai keynesiani o meglio da L. Randall Wray, un “estremista” keynesiano che fa sembrare Krugman un moderato conservatore. Ecco cosa raccomandava in questo paper del 2007 (!), dopo aver detto che secondo lui le politiche monetarie discrezionali alla Greenspan sono inutili perché troppo graduali e quindi di scarso impatto.

«Date queste considerazioni, in aggiunta agli argomenti avanzati da Keynes, si preferisce una regola per fissare la politica monetaria - fissare il tasso overnight a zero e tenerlo lì. Un uomo di latta ben programmato dovrebbe essere in grado di farcela. »

Wow, avevo sentito chiamare Bernanke “Elicottero Ben”, “Spaventapasseri Ben” ma “uomo di latta ben programmato” mi mancava!

Dicevamo comunque che Barnard è andato da questo “economista” a scuola. Ecco cosa ne ha ricavato.

«La piena occupazione - cioè quell’inimmaginabile sogno dove non sarebbero esistiti uomini o donne privati della dignità del lavoro e del sostentamento dei proprio figli, dove non sarebbe esista l’umiliazione del lavoro sottopagato, dove i precari/flessibili/a chiamata sarebbero stati solo un incubo su cui scherzare, dove violenza domestica e alcolismo o droga e delinquenza non avrebbero mai incancrenito le mura domestiche di un licenziato, dove non sarebbero esistiti bambini col futuro spezzato da una busta paga scomparsa – beh, quel sogno era possibile, pienamente possibile nelle economie di tutti i Paesi, ma fu stroncato scientemente proprio per schiavizzare milioni e controllarli con la sofferenza, col fine di accumulare potere e profitti per pochissimi. »

Al sodo Paolo… vogliamo la ricetta!

«Se capiamo come funzionano i sistemi monetari, se comprendiamo che il denaro è solo impulsi elettronici o carte straccia inventati dal Tesoro e dalla BC, allora possiamo dire: il governo a moneta sovrana può inventasi tutti gli impulsi elettronici che vuole, con essi può pagare tutti gli stipendi che vuole, comprare tutto ciò che vuole. Possiamo avere la piena occupazione, il business può vendergli tutto ciò che deve vendere se il governo vuole comprarglielo. Può il governo permettersi queste spese? Certo, perché il governo non esaurirà mai gli impulsi elettronici, dunque non farà mai bancarotta; preme un bottone e gli stipendi appaiono sui computer delle banche. L’unico limite è l’inflazione, ma se il governo spende per aumentare la produttività nel settore privato, allora l’inflazione non è più un problema”. »


Ho appena rivalutato la lettera degli economisti... non era poi tanto male al confronto


Ma... rullo di tamburi...


«Ma capita che fra i grandi dell’economia qualcuno dotato di libero pensiero riesca a primeggiare, e fu questo il caso del Nobel Paul Samuelson, che appose il suo marchio di approvazione alle idee di Randall Wray con questa dichiarazione:


“C’è un elemento di verità nel fatto che il budget di Stato va sempre bilanciato (cioè che lo Stato non spenda come invece teorizzato da Wray, nda). Ma una volta che ci siamo sbarazzati di questa credenza, avremo eliminato la muraglia che ogni società erige contro la spesa fuori controllo. E’ una credenza simile alla religione di una volta, la cui funzione era di spaventare la gente con dei miti affinché si comportassero nel modo voluto dalle usanze accettate. Noi (gli economisti della piena occupazione, nda) abbiamo eliminato la credenza nella necessità che il governo spenda entro dei limiti”.
»


Grazie "economisti" della piena occupazione! Ci avete regalato un sogno! Poi in realtà se vai a scavare scopri che Wray non abbia tutta questa bella opinione di Samuelson, reo di non essere un istituzionalista come lui, di non aver inventato niente, di aver “volgarizzato” le idee di Keynes con la sintesi neoclassica.

La cosa interessante è che se proprio vai a studiare e leggere per bene Keynes scopri che l’economista inglese prescriveva la spesa in deficit durante la crisi per incrementare la domanda aggregata, sfruttare la piena capacità produttiva e tornare ad un livello di piena occupazione (non sto dicendo che avesse ragione eh!) mentre poi, nel periodo di vacche grasse, lo Stato doveva condurre bilanci in surplus per ripianare il debito.

Va a finire che pure Keynes era nella cricca dei maestri occulti del Vero Potere. Ma forse no: Keynes era tra i buoni, anzi era….

Superman....

«A fornire un impianto scientifico economico a questo fermento eccezionale erano le idee in particolare di un economista inglese di nome John Maynard Keynes. Keynes aveva partorito veramente un altro mondo possibile, aveva pensato a tutto con una competenza e con un rigore accademico encomiabili, ed ebbe giustamente un grande successo per qualche anno in buona parte del mondo, influenzando schiere di economisti e relativi governi." »

Chi ha distrutto il sogno? Chi ha impedito il paradiso terrestre keynesiano?


...contro Lex Luthor

«in Europa i primi sommovimenti (contro il paradiso di Keynes nota mia) in questo senso avvennero attorno a una fondazione oscura di cui quasi nessuno conosce il nome: la Mont Pèlerin Society. Fondata nel 1947 dall’economista austriaco Friedrich Hayek, essa raccolse le idee che avrebbero poi guidato le successive fasi del piano di distruzione di Stati, leggi e cittadini e incoraggiato la nascita di altre Think Tanks (centri di studio) raccoglitrici sia di fondi che di cervelli, fra cui svettano ancora oggi l’Institute for Economic Affairs e l’Adam Smith Institute di Londra."
[..]
"Già allora Hayek immaginava il suo lavoro come quello di chi deve colonizzare capillarmente con le proprie idee il mondo universitario, i media, i governi e ilsettore privato."
»

Infatti ricordiamo migliaia di accademici hayekiani e pochi, sparuti, keynesiani che mai hanno facoltà di parola.

Pr finire (ok era in apertura ma passatemelo).... invettiva contro la Scuola Austriaca, che ci sta sempre bene.


"A ciò si aggiunge l’influenza della scuola economica austriaca estrema dei Libertari, il cui nome più noto fu Ludwig Von Mises, che sono dei perniciosi lobbisti che mirano in sostanza a un mondo di estremismo nel Libero Mercato caratterizzato dalla sostanziale scomparsa di tutto ciò che è regola dello Stato, e soprattutto delle tasse. Essi soffiano sul fuoco di paglia del signoraggio proprio per arrivare a questo fine, e infatti i signoraggisti finiscono invariabilmente con lo sbraitare la storia (falsa, si veda in seguito) che noi cittadini dobbiamo ripianare l’enorme debito del signoraggio con le nostre tasse. Questo mi preoccupa molto".

AMEN

Non è però finita! Credevate fosse finita, vero?

Barnard e il complottismo

Barnard non è complottista. Barnard odia i complottisti perché impediscono di ricercare la verità "vera" e documentabile.

«La faccio breve: se anche solo una frazione delle “prove schiaccianti” dei complottisti fosse stata credibile, i signori Tarpley, Walter, Mazzucco, Chiesa e soci si sarebbero trovati otto minuti dopo a galleggiare a faccia in giù nell’Hudson o nel Tevere. Ma sono tutti vivi, anzi, stanno benissimo. La cronaca nera internazionale ci ha insegnato che sono regolarmente morti tanti testimoni scomodi di crimini politici ben inferiori a questo (Ustica docet). Ma non loro.


Vi sembra possibile?Concludo. Se fino a oggi siamo riusciti a convincere quelle poche persone della necessità di opporsi ai disegni criminali delle oligarchie neoliberali nel mondo, lo dobbiamo al lavoro paziente e preciso, costante e dotto, pacato e realistico di tanti attivisti e giornalisti seri che sanno leggere la realtà dei fatti, e non ai roghi laici e ai linciaggi emozionali dell’esercito dei complottisti sgangherati e dei loro seguaci acritici.
»


Ma quello era il vecchio Barnard, quello che non aveva ancora studiato economia. Questo è invece il nuovo Barnard... in merito a tangentopoli



«Era il 17 febbraio del 1992, Mario Chiesa viene arrestato a Milano per dare il via alla celeberrima stagione di Tangentopoli. Da quei giorni, e in pochi mesi, un’intera classe politica italiana viene spazzata via dal...le inchieste di Di Pietro e soci. Come mi disse personalmente l’ex pm di Mani Pulite Gherardo Colombo, in realtà l’impeto che mosse quella rivoluzione veniva dagli imprenditori che si autodenunciavano ai magistrati pur di smettere di pagare tangenti ai socialisti e democristiani. Due partiti che, come d'altronde tutto l’apparato politico italiano, avevano una caratteristica in comune: erano intrisi di statalismo fino al collo, cioè erano nati e cresciuti nella pratica di usare prebende ed elargizioni di Stato per comprarsi il consenso degli elettori.


Qualcosa che goffamente e truffaldinamente assomigliava però troppo al modello di Stato a moneta sovrana che spende a deficit per creare ricchezza fra i cittadini. Infatti l’Italia degli anni ’80 era sì un Paese ad alta inflazione e debito, ma era uno dei luoghi più ricchi della Terra, la cui ricchezza ancora oggi nutre una fetta enorme di società civile."
»

Eravamo governati da una manica di ladri ma avevano dilatato il debito pubblico all’inverosimile e portato l’inflazione a due cifre e quindi ci avevano reso tutti più ricchi. W Craxi, Andreotti e Forlani!


Ma poi intervenne il Vero Potere e....


«Riassumendo: gli anni ’90 vedono divenire realtà l’Unione Europea sovranazionale, l’Unione Monetaria – cioè l’Anti Stato per eccellenza sognato dal Vero Potere; contemporaneamente in Italia lo Stato di allora viene spazzato via da Tangentopoli – dove alcuni magistrati acquisiscono di colpo un potere inaudito nel nostro Paese che ancora rimane inspiegato; nell’arco di pochi mesi una classe politica italiana, oggi riconducibile al centrosinistra, si getta nelle privatizzazioni, cioè nella svendita ai privati di capitali immensi edificati con decenni di lavoro per il bene comune dei cittadini italiani. »



Ma questo non è..... orrore orrore….complottismo?


«Ora, lungi da questa narrazione ogni accenno al complottismo, poiché qui sono i dati a parlare, ma un osservatore di queste realtà sarebbe sciocco se perlomeno non si facesse qualche domanda. Per esempio: perché quegli imprenditori accettarono di entrare nel tunnel delle inchiesta giudiziarie dopo anni di tranquillo e profittevole status quo? Era poi così vero che il gioco era divenuto troppo esoso? O forse qualche altra contropartita gli fu offerta per scardinare l’Italia di allora? E chi gliela offrì? In un Paese come l’Italia dove ogni singola inchiesta che scotta fu di regola trasferita da procure ostili a quelle amiche, e ancora oggi accade, cosa impedì ai colossi politici DC e PSI di strozzare Tangentopoli? Chi gli levò il tappeto da sotto i piedi proprio in quel momento? Chi permise a un nugolo di razzisti della Padania di espandersi a macchia d’olio in pochi mesi, per creare poi il consenso popolare della parte ricca d’Italia alle inchieste di Di Pietro e compagni? E’ solo un caso che la Germania sia di fatto il punto di riferimento, cioè il partner commerciale privilegiato, del separatismo di Bossi? E’ solo un caso che così pochi imprenditori strozzati dalle tangenti del PCI (e chi come l’autore è nato a Bologna sa di cosa si parla) si fecero avanti? Oppure questo è spiegabile dal fatto che quel partito era già stato prescelto dalla finanza internazionale per divenire, con il lifting del centrosinistra, il suo interlocutore privilegiato in Italia? E’ un caso che quanto appena detto sia accaduto davvero?" »


Mi raccomando.. questo non è complottismo.. parlano i dati!