Apologia dello speculatore

Il prezzo della benzina aumenta. Colpa degli speculatori. Il prezzo del petrolio sale alle stelle. Sono stati gli speculatori al rialzo. La Grecia rischia la bancarotta e l’euro precipita. Chi è stato? Sempre loro, gli speculatori.

Dalla notte dei tempi i nostri buoni governanti hanno sempre cercato di portare il massimo benessere ai loro popoli e senza dubbio vi sarebbero riusciti se l’avidità di pochi uomini non li avesse ostacolati in questa missione civilizzatrice.

Meschini individui che non producono nulla per la società, utilizzando il vil denaro non già per il benessere collettivo ma per arricchirsi, spingendo i prezzi ora alle stelle, ora a terra, realizzando guadagni faraonici, rovinando intere nazioni, distruggendo il mondo.

Ecco cosa sono gli speculatori: i distruttori del mondo!

Bene. Quelle che ho scritto sono ovviamente una marea di cavolate ed ora vi spiegherò il perché.

Da che mondo è mondo vorremmo poter vendere le nostre merci al prezzo più alto possibile e comprare a prezzi stracciati ciò di cui abbiamo bisogno. Vi è però un conflitto di interessi che per lungo tempo, nella storia del pensiero economico, è parso irrisolvibile. Si pensava infatti che le merci avessero un qualche valore oggettivo e che gli scambi equi fossero tra merci di pari valore. Se è così come fa il mercante a vendere la merce a prezzi diversi e realizzare un profitto? Ma è ovvio! Comprandola a meno del suo valore e rivendendola a prezzo maggiorato con quel meccanismo denunciato da Marx nel Capitale: D-M-D’ (1).

Ovviamente era la premessa ad essere sbagliata: lo scambio avviene non perché il valore delle merci sia uguale ma perché soggettivamente ognuno valuta ciò che riceve più di quanto dà in cambio. Qual è allora il ruolo del prezzo di mercato?

Come suggeriva Friedrich Hayek il ruolo dei prezzi è quello di diffondere le informazioni, che per loro natura sono frammentarie e disperse, e coordinare le azioni individuali. Ad esempio se viene scoperto un nuovo ed efficiente impiego dello stagno in una linea produttiva, l’aumento della domanda, a parità di altre condizioni, ne farà incrementare il prezzo. Come risultato alcuni utilizzi imprenditoriali del metallo non saranno più profittevoli (sono aumentati i costi) e verranno abbandonati.

Non importa quale sia il motivo per cui la domanda di stagno è aumentata, ciò che conta è che il suo prezzo ha segnalato al resto dei mercati (non solo quindi a quello dello stagno) che la disponibilità di quel metallo è diminuita. Le persone che conoscono la causa di ciò che è accaduto sono solo poche decine ma l’aumento del prezzo dello stagno spingerà il resto degli individui a farne un uso più parsimonioso. In pratica, secondo Hayek, il sistema dei prezzi di mercato tende a muovere l’economia nella giusta direzione.

In un mercato libero siamo tutti quanti degli speculatori. Quando al supermercato compriamo il parmigiano in offerta anche se non ne abbiamo immediato bisogno, quando ci spostiamo di diversi km per fare il pieno di benzina, quando mettiamo da parte del denaro per pagare l’università ai nostri figli.

Infatti lo speculatore è colui il quale si fa delle opinioni sul futuro incerto (es. il prezzo di una merce sarà più alto di oggi) ed agisce oggi per avere un guadagno se le sue previsioni si dimostreranno esatte. In questo senso ogni attore economico è uno speculatore in quanto, come scriveva Mises, l'azione umana è sempre diretta verso il futuro che è di per sé sconosciuto e quindi incerto. Ogni genere di investimento è quindi una forma di speculazione.

Siamo tutti speculatori quindi ma c’è chi, parafrasando Orwell, è più speculatore di altri. Quando si parla di speculazione finanziaria, infatti, non si punta il dito contro la casalinga che compra le patate in offerta ma contro l’affarista che sposta enormi capitali in borsa e che, secondo l’opinione comune, è la causa primaria delle crisi finanziarie.

Questi speculatori coordinano il mercato nel tempo (e sono quindi da elogiare) oppure sono solo dei giocatori d’azzardo?

Eh sì perché se è vero che la speculazione può spingere l’economia nella giusta direzione, tuttavia abbiamo esperienze continue di bolle finanziarie che si gonfiano e scoppiano l’una dopo l’altra, arricchendo sempre i soliti noti che paiono quasi comandarle con la bacchetta magica.

Che cosa succede? Uno speculatore può sbagliare la sua previsione, ci mancherebbe, ma quando si gonfia una bolla sono in tantissimi a “sbagliare” e nel farlo spingono l’economia nella direzione sbagliata.

Ciò che accade è che i prezzi degli asset finanziari non sono affatto dei prezzi di mercato.

In un mondo dove la moneta è tale per decreto, in cui le banche centrali possono creare dal nulla trilioni di dollari oppure di euro, in cui le banche possono moltiplicarli con il meccanismo del credito frazionario ed in cui nella maggior parte dei casi Stati e banche non pagano le conseguenze delle loro scelte sbagliate ma vengono sempre salvati (sono too big to fail) , i mercati finanziari sono diventati un gigantesco casinò dove il banco assicura vincite miliardarie ai propri amici e fa pagare conti salatissimi a tutti gli altri, anche quelli che nel casinò non ci sono mai entrati.

Quando uno speculatore sa che se ha ragione vince lui e se ha torto pagano altri ecco che sarà incentivato ad effettuare le scommesse più rischiose ed a creare situazioni altamente instabili ed incerte ma che possono portare a guadagni più alti. Diventa quindi più utile cercare di disequilibrare i mercati creando divergenze di prezzo a tavolino che non puntare su quelle reali.

I più grandi speculatori di questo mercato malato sono….. gli Stati! Politici di ogni schieramento e formazione politica che guardano solo al breve termine (alla loro rielezione) sono i primi a sfruttare il fatto di non dover pagare le conseguenze delle proprie azioni. Abbiamo così sindaci e presidenti di regione che giocano con i derivati e governi che elargiscono pensioni, appalti e stipendi indebitando i loro cittadini.

Quando oggi si dice che è in corso una guerra tra Stati (buoni) e Mercati finanziari (cattivi) non credete a questa bugia. E’ in corso una gigantesca guerra tra bande di criminali su chi debba poter utilizzare le scialuppe di salvataggio a bordo del Titanic mentre la nave affonda e tutti gli altri passeggeri attendono l’arrivo del Carpathian al suono dei violini.



(1) Secondo Marx il capitalista utilizza il denaro D per acquistare la merce M e rivenderla al prezzo D’ che è maggiore di D, realizzando quindi un profitto.

Tutti contro Ron Paul

Fino a qualche anno fa, se escludiamo qualche accademico dimenticato che negli Stati Uniti seguiva gli insegnamenti economici di Mises e Rothbard, nessuno avrebbe mai neanche osato indicare la politica monetaria della Federal Reserve come causa dei cicli economici o anche solo mettere in dubbio la bontà delle decisioni di Alan Greenspan.

In realtà a livello politico negli Stati Uniti qualcuno c’era. Era un deputato repubblicano del Texas e da anni sfidava il Maestro durante le sue apparizionial Congresso, nel 2003 aveva previsto con straordinaria chiarezza ciò che sarebbe successo al mercato immobiliare negli anni seguenti e portato in primo piano il problema monetario durante la campagna presidenziale del 2008.

In Italia non si è praticamente mai parlato di Ron Paul, almeno fino alla scorsa settimana, in cui il Sole24ore lo ha brevemente nominato in un articolo di Alessandro Merli e sul sito Libertiamo.it Mario Seminerio gli ha dedicato un articolo.

Finalmente Ron Paul ha lo spazio che si merita? Ovviamente no, il problema è un altro.

In questi giorni il Financial Committee del Congresso ha approvato il disegno di legge Hr.1207, presentato proprio da Ron Paul, il cui obiettivo è rendere più trasparenti le azioni di politica monetaria della Fed.

Subito i giornali finanziari si sono affrettati a commentare la notizia, levando gli scudi in difesa della banca centrale americana e prospettando scenari apocalittici che si verificherebbero se il disegno di legge venisse approvato. I giornali di casa nostra si sono subito adeguati.

Non che ci fossero dubbi riguardo l’articolo del Sole24ore, che liquida il tutto in poche righe

«Dell'ostilità della politica sono conferma i progetti dell'influente senatore democratico Chris Dodd per ridimensionare i poteri della Fed, nonostante il parere opposto dell'amministrazione, e l'attacco frontale del populista republicano Ron Paul in Congresso, che vorrebbe addirittura tenere sotto controllo le decisioni sui tassi»

In periodo di due righe Merli riesce a scrivere due falsità.

Innanzitutto definisce Ron Paul come “populista”, non si sa su quale base ma sono evidenti le intenzioni denigratorie, e poi afferma che lo scopo del deputato del Texas sarebbe “mettere sotto controllo le decisioni sui tassi”.

Chiunque conosca bene Ron Paul sa che non c’è nulla di vero in ciò che Merli ha scritto ma in quanti, in Italia, ne hanno mai sentito parlare?

Sicuramente lo conoscono quelli di Libertiamo.it e soprattutto Mario Seminerio, che è stato editorialista di Libero Mercato ed ha collaborato con l’Istituto Bruno Leoni.

Arriva la cavalleria in difesa del principale difensore del libero mercato, quello vero, negli Stati Uniti? No.

Seminerio, infatti, riporta il pensiero di Alan Blinder, economista che ha lavorato alla Federal Reserve, il quale sottolinea i pericoli insiti nel disegno di legge 1207.

«L’emendamento sembra innocuo, dice Blinder: in definitiva, perché la Fed dovrebbe essere immune da revisione esterna della propria attività? Giusto, ma il punto è che la Fed non è priva di tali controlli e verifiche. Per dirla con Blinder, il presidente della Fed “non viaggia in jet privato né pasteggia a caviale”, oltre a doversi sottoporre ad audizioni parlamentari periodiche; i libri contabili della Fed sono già sottoposti a verifica da parte del GAO, che entra anche nella valutazione di importanti aspetti di operatività della Fed, come l’operazione AIG ed i salvataggi bancari, per fare un esempio di stretta attualità »

Il primo punto sollevato da Blinder è questo: la Fed è già controllata quindi perché aumentare i controlli? Il secondo invece si riferisce alle possibili “conseguenze inattese” del provvedimento

«Con ogni probabilità, il prossimo anno la Fed inizierà il processo di uscita dall’attuale politica monetaria iper-espansionistica. E’ del tutto prevedibile che quando ciò accadrà qualcuno al Congresso non ne sarà contento, o forse ne sarà furioso. Saremmo contenti di una revisione della politica monetaria della Fed per opera del GAO, che membri del Congresso userebbero per intimidire, fors’anche minacciare, membri dell’organismo della Fed che fissa i tassi d’interesse? Ci piacerebbe vedere membri del FOMC chiamati a deporre davanti al Congresso per spiegare perché “stanno uccidendo posti di lavoro”?»

Vediamo di affrontare i due punti in ordine.

La Fed è già controllata?

Il testo del disegno di legge 1207 lo trovate a questo link.

Il punto chiave è il primo:

(a) In General- Subsection (b) of section 714 of title 31, United States Code, is amended by striking all after ‘shall audit an agency’ and inserting a period.

Se andiamo a vedere il titolo il codice in esame, il paragrafo è il seguente:

(b) Under regulations of the Comptroller General, the Comptroller General shall audit an agency, but may carry out an onsite examination of an open insured bank or bank holding company only if the appropriate agency has consented in writing. Audits of the Federal Reserve Board and Federal reserve banks may not include—

(1) transactions for or with a foreign central bank, government of a foreign country, or nonprivate international financing organization;

(2) deliberations, decisions, or actions on monetary policy matters, including discount window operations, reserves of member banks, securities credit, interest on deposits, and open market operations;

(3) transactions made under the direction of the Federal Open Market Committee; or

(4) a part of a discussion or communication among or between members of the Board of Governors and officers and employees of the Federal Reserve System related to clauses (1)–(3) of this subsection.

Dopo la trasformazione diventerebbe così:

(b) Under regulations of the Comptroller General, the Comptroller General shall audit an agency.

Sono quindi eliminate tutte quelle eccezioni che impediscono al Comptroller General di venire in possesso di tutte le informazioni veramente rilevanti. Ha diritto il contribuente americano di sapere dove sono finiti tutti i dollari nuovi di zecca che sono stati creati per salvare il sistema bancario? Conoscere quali banche hanno preso i soldi dalla Federal Reserve, quanto hanno preso, quali accordi sono stati presi con le altre banche centrali, quanto oro è presente nei forzieri, etc.

Ora come ora si possono conoscere tutte queste cose? Guardare per credere.








Ricordate ciò che diceva Blinder?

«i libri contabili della Fed sono già sottoposti a verifica da parte del GAO, che entra anche nella valutazione di importanti aspetti di operatività della Fed, come l’operazione AIG ed i salvataggi bancari, per fare un esempio di stretta attualità »

Certo, certo, come no!

Veniamo alla seconda questione.

Hr. 1207 permetterà al Congresso di controllare i tassi di interesse?

La questione sollevata da Blinder

«Saremmo contenti di una revisione della politica monetaria della Fed per opera del GAO, che membri del Congresso userebbero per intimidire, fors’anche minacciare, membri dell’organismo della Fed che fissa i tassi d’interesse? »

è puramente retorica. Nel disegno di legge non vi è infatti nessun riferimento alle decisioni di politica monetaria, che rimangono di competenza del board of directors della Fed!

E' semplicemente uno spauracchio agitato di fronte al lettore per dirgli: "lascia fare a noi oppure ci costringeranno ad inflazionare e non potremo difendere il potere d'acquisto dei tuoi soldi"

Ovviamente è pura propaganda. Infatti il disegno di legge non intacca minimamente l’indipendenza della Federal Reserve ma ne mina piuttosto la segretezza.

Ciò che Blinder vorrebbe è che i tecnocrati della Fed potessero effettuare i loro esperimenti monetari al riparo da occhi indiscreti. Si domanda il tecnocrate: come può sapere l’uomo comune qual è il livello dei tassi di interesse che massimizza la crescita economica e l’occupazione?

La risposta è che non solo l’uomo comune non può conoscere questo “livello ottimale” ma nemmeno il tecnocrate alla Fed!


Il tasso di interesse, infatti, dovrebbe essere un prezzo di mercato come tutti gli altri o altrimenti l’economia è destinata a soffrire cicli di espansione e depressione così come descritto da Mises ed Hayek.

Perché, piuttosto, quasi tutti i cosiddetti “difensori del libero mercato” sono a favore di privatizzazioni e liberalizzazioni in tutti i campi tranne che per la moneta ed il mercato del credito?


Prevedibile e inevitabile


Economisti,studiate la storia!

In un pezzo tradotto dal Sole 24 ore Bradford De Long accusa sostanzialmente i macroeconomisti di non conoscere la storia dell’economia moderna, che è costellata di bolle speculative seguite da recessioni.

«Se chiedeste a uno storico di economia moderna come il sottoscritto perché il mondo si trova attualmente nella morsa di una crisi finanziaria e di una grave flessione economica, vi direbbe che questo è soltanto l'ultimo episodio in ordine di tempo di una lunga sfilza di bolle, crack, crisi e recessioni simili risalenti quanto meno alla bolla dei primi anni Venti dell'Ottocento dovuta alla costruzione di canali, il fallimento nel 1825-1826 di Pole, Thornton & Co, e alla successiva prima recessione industriale in Gran Bretagna. Abbiamo assistito al medesimo fenomeno anche in altri momenti della storia, nel 1870, nel 1890, nel 1929, e nel 2000. »

De Long va avanti e sottolinea che

«Per qualche motivo, i prezzi degli asset vanno fuori controllo e salgono a livelli insostenibili. Talvolta ciò è da imputare agli scadenti controlli interni alle società che remunerano in maniera spropositata i propri dipendenti per correre dei rischi. Altre volte causa di tutto sono le garanzie governative. Infine, altre volte ancora ogni cosa è semplicemente da ricondurre a una lunga serie di avvenimenti propizi che lascia che il mercato cada in preda a un ottimismo per nulla realistico.
Poi, però, arriva il tracollo, e quando ciò accade crolla di conseguenza anche la ritenzione del rischio: tutti sanno che si verificano immense perdite negli asset finanziari di cui non si è consapevoli, ma nessuno ha la più pallida idea di dove siano. Al crollo fa seguito una vera e propria fuga per la salvezza, seguita a sua volta da una brusca caduta nella velocità della circolazione monetaria, a mano a mano che gli investitori accumulano contanti. E questa caduta nella velocità della circolazione monetaria provoca una recessione
»

Scadenti controlli, remunerazione eccessiva, garanzie governative, avvenimenti propizi che fanno sì che il mercato cada in preda ad un ottimismo non realistico… investitori che tesaurizzano moneta e provocano la recessione. Non manca qualcosa a questa storia?

Nel resto dell’articolo la critica di De Long colpisce i macroeconomisti mainstream ed è tutto sommato condivisibile ma vorrei sfruttare l’appello di De Long ad

«ascoltare e imparare da Dick Sylla la storia del salvataggio bancario di Alexander Hamilton del 1825; da Charlie Calomiris la storia di Overend, la crisi Gurney; da Michael Bordo la storia della prima bancarotta dei fratelli Baring; e da Barry Eichengreen, Christy Romer, e Ben Bernanke la storia della Grande depressione»

Proviamo però ad ascoltare la storia da un punto di vista diverso, che riesce a trovare un fattore comune a tutte queste sequenze di boom e bust.

Il panico del 1819

Per questa crisi, la prima negli Stati Uniti dovuta al fenomeno del ciclo economico , il nostro storico di riferimento è Murray Rothbard con il suo libro “The panic of 1819”.

Il panico del 1819 è stato la prima grande crisi economica degli Stati Uniti. Per la prima nella storia americana c’è stata una crisi di portata nazionale che non poteva essere semplicemente e direttamente attribuita a specifiche dislocazioni oppure a restrizioni come carestie o embarghi.

Rothbard ci racconta che questa crisi nacque come conseguenza dei provvedimenti presi durante la guerra del 1812, in cui il governo degli Stati Uniti si indebitò largamente per finanziare il conflitto. Questa grande richiesta di fondi fu soddisfatta dal sistema bancario che ne approfittò per emettere nuove banconote le quali però non erano garantite da nessun deposito di oro. Quando i possessori di banconote chiesero di convertire i propri pezzi di carta in moneta sonante questo provocò una crisi bancaria ed il governo autorizzò le banche a sospendere i pagamenti (ovvero a potersi rifiutare di convertire le banconote in oro).

Liberate dalla costrizione di mantenere una riserva aurea, le banche furono in grado di espandere ancora di più le loro emissioni di moneta cartacea, dando vita ad un boom creditizio. Quando nel 1816-1817 la situazione sembrava precipitare, il Congresso autorizzò la creazione di una banca nazionale (la Second Bank of United States) che aveva l’incarico di creare banconote garantite da riserva aurea e fornire al paese una moneta sana. In realtà questa banca nazionale, antenata della Fed, non fece altro che unirsi al coro inflazionista.

Dove finirono tutti questi soldi? Nel mercato immobiliare e ….. nel Mercato Azionario di Wall Street, che nasceva ufficialmente proprio nel 1817, nel bel mezzo della bolla speculativa!

Dopo il boom seguì la recessione, non ci fu nessun New Deal, nessuna Grande Depressione, il governo non fece nulla e nel 1821, liquidati i cattivi investimenti, l’economia ripartì.

Il fallimento di Pole, Thornton & Co - 1825

Ci spostiamo ora in Inghilterra dove durante le guerre napoleoniche, per finanziare le enormi spese del conflitto, era stato abbandonato il gold standard e la Bank of England aveva potuto inflazionare a suo piacimento la moneta, tra il 1797 ed il 1821. Il ritorno al gold standard fu drastico perché l’intenzione era quella di ritornare al livello di parità tra sterlina ed oro che esisteva prima della guerra ma nel 1823 l’economia sembrava essersi rimessa in sesto. A questo punto, racconta Rothbard in “History of Economic Thought: Classical Economics”:

«L’espansione creditizia attuata dalla Bank of England fece da apripista in questo nuovo boom inflazionario, aumentando il totale di crediti concessi da 17,5 milioni di sterline nell’Agosto 1823 a 25,1 milioni di sterline due anni dopo, un enorme incremento del 43% o del 21,7% annuale. Gran parte del boom monetario e creditizio venne alla luce tramite investimenti in azioni altamente speculative di imprese minerarie in America Latina. [..] Entro la fine del 1824 i cambi internazionali divennero sfavorevoli e l’oro iniziò a defluire all’estero; entro l’anno seguente, i Britannici iniziarono a domandare oro dalle loro banche in maniera crescente. [..] Seguirono le corse agli sportelli ed il panico. [..] Pole, Thornton & Co. Andò sotto, nonostante il tentativo di salvataggio all’ultimo minuto tentato dalla Bank of England.»

Altro boom inflazionistico, altra recessione.

Il panico del 1837

Torniamo agli Stati Uniti dove la Second Bank of the United States non doveva aver imparato la lezione perché, come racconta Rothbard in “History of money and banking in the United States”

«L’inflazione dei prezzi iniziò nei primi anni ’30 quando i prezzi all’ingrosso raggiunsero un livello di 82 nel Luglio 1830 per poi salire del 20,7% in tre anni e raggiungere un livello di 99 nell’autunno del 1833. La ragione di questa crescita è semplice: l’offerta di moneta era cresciuta da 109 milioni di dollari nel 1830 a 159 milioni nel 1833, un incremento del 45,9% o del 15,3% annuo. [..] Senza dubbio l’espansione monetaria fu condotta dalla Second Bank of United States che aumentò le sue banconote e depositi da 29 milioni di dollari a 42,1 milioni, una crescita del 45,2 per cento. »

In questi anni, intanto, si consuma la lotta tra il Presidente Jackson ed il banchiere Nicholas Biddle, che risulta in un progressivo svuotamento dei privilegi della Second Bank sino alla sua sparizione qualche anno più tardi. I prezzi, che nel frattempo erano calati, dopo il 1834 tornarono a salire:

«i prezzi all’ingrosso salirono da un livello di 84 nell’Aprile del 1834 a 131 nel Febbraio del 1837, un notevole incremento del 52% in poco meno di tre anni. »

Questo avvenne forse perché le banche, liberate dal “freno” della Second Bank of United States, iniziarono a creare moneta creditizia oltre ogni limite, come racconta la storia “ufficiale”? Scrive Rothbard che:

«Non c’è dubbio che l’inflazione dei prezzi fu dovuta alla rimarchevole inflazione monetaria di quegli anni. Infatti il totale dell’offerta di moneta salì da 150 milioni di dollari all’inizio del 1833 sino a 267 milioni all’inizio del 1837, uno spettacolare aumento dell’84%, o del 21% annuo»

Ma questo non avvenne perché le banche crearono credito addizionale sul denaro esistente: infatti il loro coefficiente di riserva non scese mai sotto il 16%, ovvero il livello che avevano mantenuto anche durante l’esistenza della Second Bank. Ciò che avvenne è che:

«A partire dal 1833, il totale di denaro contante (moneta metallica) nel paese si incrementò da 31 milioni di dollari a 73 milioni all’inizio del 1837, per una crescita del 141,9% o del 35,5% annuo. Quindi, anche se una crescente sfiducia nei confronti delle banche indusse il pubblico a ritirare parte del denaro dai loro conti, [..] le banche furono comunque in grado di aumentare le loro note ed i loro depositi allo stesso tasso in cui il denaro affluiva nelle loro casse».

.Le cause di questo afflusso di metallo furono «per prima cosa un largo flusso in ingresso di argento dal Messico ed inoltre un netto taglio delle usuali esportazioni di argento in Oriente».

Come spiega Rothbard:

«La vera causa [del flusso di argento negli Stati Uniti] fu l’inflazione monetaria in Messico causata dal regime di Santa Anna, che finanziò il suo deficit coniando monete di rame svilite. Poiché queste ultime erano molto sopravvalutate e le monete d’oro e d’argento, al contrario, erano sottovalutate (a causa del cambio fisso che non era stato cambiato), queste ultime sparirono velocemente via dal Messico fino a sparire. L’argento, ovviamente, e non l’oro, stava finendo negli Stati Uniti durante questo periodo. Quando il governo messicano fu obbligato nel 1837 a cambiare il tasso di cambio ad un livello appropriato, il flusso d’argento messicano in entrata negli Stati Uniti cessò».

Quando nel 1837 giunse il crollo, William Leggett osservò:

«Chiunque abbia osservato in modo obiettivo il corso degli eventi degli ultimi tre anni avrebbe potuto prevedere lo stato delle cose che si è verificato ora… Avrebbe visto che le banche .. avevano cercato con tutti i loro sforzi, ognuna emulando le altre, di forzare le loro banconote in circolazione, ed inondare la terra con i loro sostituti monetari. Avrebbe visto che esse hanno cercato con ogni atto di seduzione di convincere la gente ad accettare il loro supposto aiuto; tanto che in questo modo hanno gradatamente eccitato una sete di speculazione [..] che si è evoluta in febbre e la gente, come in preda ad un’epidemia o una mania del momento, si imbarcò in ogni sorta di avventura disperata. Scavarono canali dove nessun commerciò richiedeva mezzi di trasporto; aprirono strade dove nessun viaggiatore intendeva andare; costruirono città dove nessuno desiderava vivere»

Allora De Long, che cosa ci insegna la storia delle bolle speculative? Qual è il fattore che le accomuna tutte?


Corporatism: a love story

Il 29 Settembre scorso Michael Moore ha incontrato i giovani studenti della George Washington University per promuovere il suo nuovo film: "Capitalism, a love story". Sentite cosa risponde alla domanda di uno studente che gli chiede se si possa parlare davvero, per gli Stati Uniti, di libero mercato e se la condizione di potere delle corporazioni sia da attribuire al "mercato" oppure al fatto che queste ultime si possono avvalere del potere statale per favorire i propri interessi.

Ecco cosa risponde Moore



«Non abbiamo davvero un mercato libero e non abbiamo libere imprese anche se diciamo di averli. A questa gente, i ricchi e le corporazioni non piace la concorrenza. Non gradiscono che abbiamo la facoltà di scegliere, amano i monopoli, la loro visione di Nirvana è essere l’unica industria automobilistica o linea aerea ed è bizzarro che questa gente che dice di credere così tanto nel nostro modo di vivere, in realtà creda in un sistema dove noi non dovremmo avere facoltà di scelta e ammira il modo di fare nella vecchia Unione Sovietica »


Insomma lo dice anche Moore: "Questo non è il libero mercato, questo non è Capitalismo".

Allora forse avrebbe dovuto intitolare il film "Corporatism: A love story" ma così non avrebbe potuto far passare il messaggio che c'è nella seconda parte dell'intervista...

Vatti a fidare dei premi Nobel...

Visto che il 12 ad Oslo assegnano il premio Nobel per l’economia, vediamo cosa scriveva sul suo blog qualche giorno fa chi questo premio l’ha vinto due anni fa., ovvero Paul Krugman

Commentando la teoria del ciclo economico di Schumpeter…

«E’ tutto qui: la disoccupazione di massa è necessaria perché bisogna spostare risorse via dai settori che si sono espansi troppo, lo stimolo è un male perché rallenta il necessario riaggiustamento. Ma oggi come allora tutta la teoria cade a pezzi non appena si chiede come mai, diciamo, un boom nel settore immobiliare – che richiede uno spostamento di risorse verso il settore degli immobili – non produce lo stesso tipo di disoccupazione di una recessione che sposta risorse fuori dal settore immobiliare»

Credeteci o meno, questo sono le parole del premio Nobel per l’economia Paul Krugman….

Questa è la risposta di Bob Murphy (la posto perché è divertente)

I lavoratori preferiscono lasciare il lavoro che essere licenziati

Immaginiamo di avere l’economia in equilibrio, con la disoccupazione diciamo al 2.5%, con poche persone che lasciano il lavoro o che sono licenziati, a causa del cambio di preferenze, tecnologia, etc.

A questo punto arriva qualcuno che inizia a stampare senza tregua nuove banconote da 100$. Questo tizio inizia a pubblicizzare il fatto che vuole assumere nuovi lavoratori nella sua fabbrica e si offre di pagare agli aspiranti qualificati il doppio di quello che stanno ricevendo ora. Ovviamente il numero di persone che lavora nella sua fabbrica è destinato a salire alle stelle nel giro di pochi mesi, mentre lui continua a stampare le sue banconote da 100$

Ora Paul Krugman vorrebbe sapere: perché il tasso di disoccupazione non sale al 10% visto che tutti questi lavoratori vengono spostati a lavorare nella fabbrica del falsario?

La risposta, ovviamente, è che alcune delle persone che prima erano disoccupati trovano lavoro alla fabbrica e tutti gli altri impiegati semplicemente lasciano il lavoro precedente, visto il salario più alto che ottengono ora. Il tasso di disoccupazione scende giù diciamo allo 0.3% per un anno o due.

Ma prima o poi qualcosa deve succedere. Non può essere possibile che lo stampare pezzi di carta verdi renda l’economia reale più produttiva. La gente ha pensato di essere più ricca per qualche anno, dopo che il processo di contraffazione era cominciato, mentre in realtà nel complesso non lo era. Tutto quello che era accaduto era un massiccio processo di redistribuzione della ricchezza ed un consumo di capitale che si è consumato mentre la gente era stata ingannata nel pensare che i suoi redditi reali erano cresciuti di molto.

Ad un certo punto la gente realizza che il proprietario della fabbrica non è altri che un falsario e spengono le macchine. Le banconote da $100 smettono di entrare in circolazione. Ognuno alla fabbrica viene licenziato istantaneamente e tutti quelli che rifornivano la fabbrica di materiali vedono il loro fatturato scendere del 50% (perché la fabbrica era un loro grosso cliente). Così anche loro devono licenziare un bel po’ di persone.

I lavoratori licenziati sono esterrefatti. Non possono credere di dover ora considerare lavori che pagano (in termini reali) la metà di ciò che prendevano la settimana prima. Decidono di aspettare un po’, mandando via curricula nella speranza di trovare un lavoro che paghi, diciamo, l’85% del loro vecchio salario. Ovviamente il tasso di disoccupazione non sta allo 0.3%. Infatti sale al di sopra del 2.5% e sta ad un livello eccezionalmente alto per molti mesi.

Davvero Paul Krugman non ci arriva? Certo forse questo non è un racconto veritiero di ciò che è successo negli Stati Uniti dal 2002 al 2007, ma non c’è nulla di logicamente sbagliato nella storia.


Inflazione malattia primaria




Questo nostro mondo è malato perché l'economia è stata fondata su principi sbagliati. La Moneta infatti non rappresenta ricchezza, ma viene creata dal debito e quindi può essere inflazionata arbitrariamente.

L'Inflazione non è uno strano e spiacevole accidente che piove dal cielo a disturbare un sistema che per il resto è ingegnerizzato in modo perfetto, ma al contrario è il pilastro portante sul quale i potenti hanno voluto costruire la macchina dell'economia. In pratica essa non è che una gigantesca rapina ai danni della popolazione, e oltre all'aumento inarrestabile dei prezzi, infligge danni strutturali molto difficili da sradicare all'economia e alla società.
L'Inflazione è la malattia primaria, da cui nascono a cascata molte altre malattie: impoverimento della popolazione, clientelismo, privilegio, arroganza dei potenti, criminalità, ingiustizia sociale, malfunzionamento dei servizi, rassegnazione e nichilismo della gioventù.

Filmato tratto dalla conferenza di presentazione del libro tenutasi al Politecnico di Torino il 10/6/2009. Per visionare il filmato completo e leggere il libro visita www.usemlab.com